I Capuleti e i Montecchi di Bellini in una appassionante esecuzione Intensa e coinvolgente la direzione

Rassegna Stampa

Domenica 28 settembre 2014 si è conclusa la VI edizione del Reate Festival, la rassegna musicale che ha nel suo DNA l’approfondimento e la riscoperta del Belcanto. Anche quest’anno ha proposto agli appassionati un’esecuzione di grande intensità di un’opera che è senza dubbio conosciuta nei suoi contenuti ma di rara esecuzione: I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini.

A dirigere l’esecuzione è stato chiamato uno dei direttori d’orchestra tra i più attivi oggi nel campo della valorizzazione del nostro patrimonio musicale che va dal ‘700 al primo ‘800, Fabio Biondi, che ha guidato la sua Europa Galante assieme al Belcanto Chorus diretto da Martino Faggiani.

L’interpretazione di Biondi è stata, come ci ha abituati da tempo, molto intensa e coinvolgente, teatrale e drammatica, attenta a tutte le sfumature della drammaturgia e particolarmente felice nel porre in evidenza tutta l’eleganza della straordinaria partitura belliniana.

Biondi è riuscito a trasmetterci le peculiarità di questo capolavoro, un ‘idillio tragico’ come lo definì Rodolfo Celletti nell’analizzare la partitura, dove sono esaltate le due anime, quella lirica e patetica dei due sfortunati amanti, Romeo e Giulietta, ed il contesto storico nel quale è inserita la loro storia d’amore, con la rivalità tra le due famiglie che porta al compimento della tragedia finale.

I Capuleti e i Montecchi, scritta nel 1830, è un’opera con la quale Bellini raccoglie le esperienze musicali e teatrali rossiniane e le proietta verso il futuro facendoci intravedere i grandi drammi in musica sia del più prossimo Donizetti sia del più lontano Verdi.

E’ un’opera scorrevole, senza punti di stasi teatrale, nella quale si avverte la tendenza a quel declamato che fu la cartteristica della seconda metà dell’800, senza abbandonare gli effetti emotivi delle arie e delle cabalette. A tal proposito vogliamo ricordare come esempio i due finali, quelli posti al termine dei due atti, ognuno dei quali mette in risalto gli elementi di straordinaria ‘tragedia’ lirica.

Per l’esecuzione dei Capuleti è indispensabile una compagnia di canto particolare, i cui singoli componenti hanno il gravoso compito di riproporre e riprodurre la vocalità di questo splendido periodo della Storia della Musica.

Ad iniziare da Romeo, qui a Rieti riproposto secondo l’originale per mezzosoprano, una parte vocale che in quel lontano 11 marzo 1830 vide trinofare sul palcoscenico della Fenice di Venezia la grande Giuditta Grisi.

In questa occasione la parte è stata affidata a Vivica Genaux, cantante molto quotata per ruoli di questa epoca, dotata di una voce senz’altro affascinante nelle note gravi ma che ha dimostrato qualche limite nella tecnica di emissione nel registro acuto e negli abbellimenti, una cantante che però dimostra di avere buone doti sceniche ed interpretative.

Giulietta era Valentina Farcas, dotata di una splendida voce di soprano che ha saputo interpretare il ruolo con autorevolezza e sicurezza nelle emissioni. Valida anche la prestazione di Davide Giusti, un Tebaldo in possesso di una voce adatta a questa parte di tenore che possiamo definire ‘baritonaleggiante’. Completavano il cast Ugo Guagliardo (Capellio) e Fabrizio Beggi,(Lorenzo), due bassi che sono riusciti a dare il giusto apporto per il completamento della recita.

L’esecuzione era basata sull’edizione critica della partitura edita da Casa Ricordi curata da Claudio Toscani ed era presentata in forma oratoriale con l’ausilio di sopratitoli curati da Prescott Studio di Firenze. Una soluzione da approvare perché mette al riparo da qualsiasi stranezza scenico/registica che, a parte qualche luminosa eccezione, siamo purtroppo abituati a vedere in ogni parte del mondo.

Dopo una recita come questa, a parte pregi e difetti che si possono evidenziare dopo ogni esecuzione, la domanda è unica: il pubblico di oggi, del terzo millennio ormai inoltrato, lontano anni luce da quello del 1830, gradisce la proposta? E’ in grado di apprezzare quel modo di fare musica e di fare teatro? Riesce a trovare valide quelle linee di canto e quella vocalità spinta e virtuosistica?

Anche qui al Teatro Flavio Vespasiano di Rieti abbiamo avuto la sensazione che il pubblico abbia compreso a pieno tutto ciò, seguendo tutta l’opera con attenzione e dedizione, senza dare segni noia, grazie anche alla valida esecuzione di Fabio Biondi e di tutti gli artisti che hanno reso possibile questa serata, accolti al termine da lunghi e scroscianti applausi.

A confortarci è anche il bilancio finale di questa VI edizione del Reate che ha fatto registrare, nei dieci appuntamenti musicali, una partecipazione di pubblico in crescita rispetto al passato, con serate spesso esaurite.

Claudio Listanti

La Voce