IESI OPERA O frate ‘nnamorato al Pergolesi Spontini

Rassegna Stampa

Con un’opera inserita come cerniera tra Festival e l’inaugurazione della stagione di tradizione, il Festival Pergolesi ha confermato quest’anno la sua ritrovata vitalità, presentando una nuova produzione, Lo Frate ‘nnamorato di Pergolesi, affidato a Fabio Biondi con Europa Galante per la parte musicale e all’argentino Willy Landin per regia e scene.

  • Salutato da sensazionale successo alla prima napoletana del 1732 e ripreso più volte nei decenni successivi, Lo Frate ‘nnammorato schiuse a Pergolesi le porte dei teatri di Napoli, all’epoca indiscussa capitale del mondo musicale; lavoro complesso per proporzioni, doppio piano linguistico, italiano e napoletano, capacità di far convivere stilemi dell’opera seria accanto ai modi della commedia musicale in dialetto, Lo Frate ‘nnamorato è stato proposto a Jesi nell’edizione critica curata da Francesco Degrada per lo spettacolo scaligero diretto da Muti nel ’90, con la regia di De Simone. Chi si fosse recato in teatro cercando la patina di malinconia e la morbidezza vellutata dell’orchestra milanese, ha certamente scoperto un’opera molto diversa: l’interpretazione di Biondi, che ricorre agli strumenti originali e opera una sensibile riduzione dell’organico orchestrale, tende a esaltare il brio della scrittura pergolesiana, il suo aspetto solare e trasparente, con una vivace ricerca di colori sia negli accompagnamenti dei pezzi chiusi che nel continuo. Una lettura complementare a quella di Muti e oggi di maggiore quadratura filologica, posto che il Teatro Pergolesi di Jesi si avvicina maggiormente alle dimensioni del Teatro dei Fiorentini, dove l’opera era nata, o del Teatro Nuovo, dove fu ripresa nel 1748, a 12 anni dalla morte del compositore, mentre già andava costruendosi il suo mito.
  • Lo spettacolo di Willi Landin sposta la vicenda in una Napoli anni cinquanta, che ricordava più che altro la Sorrento di Pane Amore e… di Dino Risi. Scene gradevoli, recitazione spigliata, pertinenti i costumi di Elena Cicorella, nel complesso lo spettacolo diverte, rispettando fedelmente i parametri di relazioni sociali fra signori e serve e il bizzarro intreccio dei tre matrimoni di convenienza destinati al fallimento, con più di una soluzione azzeccata. Ci si chiede soltanto se non valesse la pena di mantenere l’originale ambientazione settecentesca piuttosto che ricorrere a un aggiornamento che non sfugge a qualche tentazione oleografica. Molto omogenea la compagnia dei cantanti, in cui spiccavano Filippo Morace, Don Pietro brillante, dal canto sicuro e dal napoletano impeccabile, Rosa Bove, la rissosa serva Cardella di stretta osservanza Partenopea, Elena Biccirè, Nena viperina e contegnosa, e l’incontenibile Nicola Alaimo, che ha dato una divertente caratterizzazione del vecchio e gottoso Marcaniello.
  • Lo Frate ‘nnamorato chiudeva idealmente il festival Pergolesi Spontini, che fra l’altro a metà settembre ha ripreso Olimpiade, ultima opera seria di Pergolesi, presentata al Teatro Moriconi nell’allestimento spettacolo andato in scena a Jesi alcuni anni fa dal regista Italo Nunziata ( scene di Luigi Scoglio e costumi di Ruggero Vitrani). Spettacolo asciutto e raffinato, che esalta l’inventiva e l’equilibro del testo metastasiano, rendendo palpabile l’alternarsi degli affetti. Un gioco di grande fascino, ben coadiuvato dall’Accademia Montis Regalis diretta da Alessandro De Marchi e da una compagnia di canto guidata dal Licida di Jennifer Rivera e l’Aristea di Lyubov Petrova.

Andrea Penna

Il Manifesto – Taglio Medio